"Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro
dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi."
 
Gabriel Garcia Marquez
 
 
Le "Costellazioni familiari" ci aiutano a riconnetterci alle nostre radici e ritrovare la forza e la dignità per andare avanti.
Ecco come a grandi linee si svolge questo lavoro di gruppo.

Nella Costellazione Familiare si ricrea la struttura di una famiglia.
A turno, chi desidera rappresentare la propria costellazione perché ha un argomento che gli sta particolarmente a cuore
(es. rapporto con la madre, col partner ecc) dopo una breve esposizione dei fatti reali traumatici accaduti nella propria famiglia (morti, malattie, perdite di danaro ecc) sceglierà tra i presenti delle “controfigure” dei membri della propria famiglia vivi o deceduti.
Posizionerà questi "familiari" (compreso se tesso) in piedi nella stanza e in relazione l’uno con l’altro.
Il terapeuta talvolta chiede ai rappresentanti (questo è il termine utilizzato per indicare le controfigure) come si sentono in quella posizione e questi senza conoscere le persone che stanno interpretando, ne esprimono chiaramente i caratteri distintivi talvolta pronunciando frasi identiche a quel membro della famiglia.

 

 
A poco a poco chi osserva la rappresentazione della propria famiglia si rende consapevole dell’influenza di quei membri che hanno ispirato forza e amore, e di quelli che avendo avuto un destino particolarmente difficile, hanno inflitto dolore agli altri.
A quel punto il terapeuta ridispone i rappresentati in modo più armonico facendo loro pronunciare alcune frasi:
poche parole la cui forza è di far riconoscere il giusto ordine all’interno della famiglia
"Io sono il padre, sono il grande e tu la figlia, la piccola,io do e tu prendi."
Ridare ad ogni membro della famiglia il giusto posto e la sua responsabilità permette ad ognuno di vivere pienamente il proprio destino.
Questo è più che sufficiente per ritrovare l’armonia e aprire la strada all’intelligenza, all’amore, alla compassione.

La trasformazione che accade senza che ci sia un vero e proprio "fare" è solo una conseguenza di tutto ciò.
La chiave di questo lavoro è infatti l’accettazione: l’accettazione di noi stessi, della vita e dell’esistenza.
 


Rassegna stampa

Corriere della Sera 12 Maggio 2009